fuori, mario martone, valeria golino, matilde de angelis, elodie

FUORI (dir. Mario Martone)

Articolo di Rebecca Misisca

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A tre anni da Nostalgia, film presentato in concorso al Festival di Cannes 2022 e selezionato per presentare l’Italia ai Premi Oscar 2023, Mario Martone ritorna dietro la macchina da presa. In concorso alla 78ª edizione del Festival di Cannes, Fuori ha ricevuto 7 minuti di standing ovation ed è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico l’Università di Rebibbia di Goliarda Sapienza, scrittrice annoverata tra le più grandi della letteratura italiana del Novecento.

A vestire i panni dell’autrice è Valeria Golino, reduce dalla regia per L’arte della gioia, adattamento del capolavoro di Goliarda Sapienza e vincitore di quattro David di Donatello la scorsa edizione. Nel cast, Matilde de Angelis, Elodie, Antonio Gerardi e Francesco Gheghi.

Roma, 1980. Sposata con lo scrittore e attore Angelo Pellegrino, Goliarda Sapienza finisce nel carcere di Rebibbia per un furto di gioielli. Ai margini della società, quel luogo sembra decretare la perdita totale di sé stessa. In realtà, è l’inizio di tutto: dietro quelle sbarre, il sole torpido di un’estate romana farà da sfondo a uno dei periodi più significativi e intensi della sua vita, segnato dall’incontro con due carcerate, Roberta e Barbara. Un incontro che riporterà Goliarda ad amare nuovamente la vita, restituendole la gioia di vivere.

FUORI: Incontro con Mario Martone, Ippolita Di Majo, Valeria Golino ed Elodie

Gli ospiti in sala al Cinema Colosseo chiariscono come il film non volesse essere un biopic, bensì l’obiettivo era quello di concentrarsi sul mondo di Goliarda Sapienza e sul suo sguardo verso le cose. Il lungometraggio deriva da due libri, Le certezze del dubbio, e l’Università di Rebibbia, che Martone e Ippolita di Majo hanno incastrato per creare la sceneggiatura, centrando tutto su tre figure femminili: Goliarda, Roberta e Barbara. La scrittrice viene rappresentata accanto alle sue creature letterarie, Roberta e Barbara, personaggi ispirati a persone vere, ma diventate parte della sua finzione letteraria, in un film dove tutto è improntato a un’osservazione della vita.

Piccola curiosità che rivela la stessa Valeria Golino: il film è stato girato realmente nella casa di Goliarda Sapienza, con il permesso del vedovo; meta 40 anni prima, invece, di una giovane Golino. In questo continuo cerchio della vita che si chiude, l’attrice, regista proprio dell’adattamento capolavoro della scrittrice L’Arte della Gioia, ha avuto l’opportunità di averla come maestra di dizione per due mesi. In quel periodo, doveva imparare a parlare con un accento romanesco per il film Storie D’amore, con cui vinse la sua prima Coppia Volpi. In merito a quanto ricorda, Goliarda Sapienza aveva proprio la costante voglia di comunicare con gli altri, mettendosi al medesimo livello della persona con cui aveva a che fare.

FUORI: recensione

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Quelle donne a Rebibbia stanno dentro anche quando stanno fuori. Così, quando stiamo insieme, mi sento dentro anch’io.

Il film potrebbe essere descritto con questa frase. La chiave da cui si snoda tutto sono proprio i legami umani, legami che possono distruggere o salvare.

Ma andiamo per gradi: potremmo dividere la pellicola in due parti. Nella prima, assistiamo a un’alternanza fra il vissuto di Goliarda Sapienza in prigione e quello che segue la scarcerazione. In questo primo segmento, Goliarda e Roberta (un’impeccabile Matilde De Angelis) si conoscono, si incontrano fuori dal carcere in una costante relazione di odio e amore, fuggendosi e ritrovandosi. A una prima visione, non sembriamo comprendere dove voglia arrivare il film, che tuttavia si caratterizza per la regia sempre delicata di Martone. La macchina da presa pare quasi non voler tanto raccontare la vita in sé, quanto più rappresentare, seguire quasi fosse un’ombra, invisibile ma che coglie l’intimo umano, la vita di Goliarda con la sua prospettiva. E questo è un tassello cruciale che porterà la seconda parte a far acquisire e dar più forma al film stesso.

Emblematica la scena della profumeria. Attraverso un espediente tecnico, ci viene mostrato il retrobottega in quanto spazio piccolo ma che, tuttavia, con l’entrata in scena della protagonista si trasforma ai suoi occhi, diventando più grande come la cella dov’erano detenute. In questo frammento, Goliarda, Roberta e Barbara (Elodie, che conferma quanto è più di una semplice pop star) sono sedute intorno a un tavolo e mentre mangiano, ridono, parlano e ciò che c’è intorno, come nel carcere di Rebibbia, sembra quasi scomparire, quasi fosse irrilevante. Questo perché, quando sono insieme, niente conta davvero se non il loro legame umano, se non la loro gioia condivisa, in un continuo gioco di sguardi che pare richiamare una realtà non visibile agli occhi degli altri. Un legame che quindi ha salvato una Goliarda persa, fra i continui rifiuti del suo romanzo L’arte della gioia e il suo amore per una vita che non aveva saputo cogliere il suo valore.

Il Fuori è anche un sentimento: immediatamente la prima cosa a cui si pensa è fuori dalla galera, però è anche fuori dalle convenzioni, dal modo di pensare comune, dalle ideologie, fuori dalle gabbie sociali. Fuori da tutto.

Ippolita di Majo dà una prima definizione della parola fuori, intesa in molti modi. Questa riflessione è interessante perché, se anche il film vuole essere scevro da ogni vincolo biografico, c’è da dire che un’essenza della scrittrice è apparsa: il suo anticonformismo, il suo essere fuori dalle regole di tutto e tutti e dentro le persone, per comprendere la loro intima essenza. “Ladra” dice Roberta a Goliarda, in quanto la scrittrice vuole cogliere l’anima e lo spirito umano in un modo che forse può apparire strano. Ma andiamo, chi non lo è? Nessuno.

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