Articolo di Davide Rostellato

Dopo la presentazione al la 78esima edizione del Festival di Cannes, La Trama Fenicia è stato presentato in anteprima in Fondazione Prada lo scorso 20 maggio alla presenza del regista Wes Anderson, il co-sceneggiatore Roman Coppola e gli attori Bill Murray e Richard Ayoade. Durante l’incontro, Wes Anderson ha parlato del suo modo di approcciarsi alla stesura di un film, in questo caso focalizzandosi sulla Trama Fenicia che arriverà nelle sale italiane il 28 maggio. Anderson si trova sempre a lavorare con due idee, che almeno inizialmente non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra: è il loro incontro che porta alla nascita del film.
Per quanto riguarda La Trama Fenicia nello specifico, il regista americano voleva avere come protagonista l’attore Benicio Del Toro, voleva che questo uomo d’affari con gli occhiali da sole fosse il centro del film, ma solo quando ciò si è intersecato con la narrazione del rapporto padre-figlia è nato davvero il lungometraggio.
Il tema della famiglia non è certo nuovo nei film di Wes Anderson, è un fil rouge che collega lavori come I Tenenbaum, Il treno per il Darjeeling o ancora Fantastic Mr. Fox, ma ne La Trama Fenicia il focus è sul singolo rapporto padre-figlia, un tema che sia Anderson che il co-sceneggiatore Roman Coppola sentivano fosse arrivato il momento di affrontare. Un tema che trova fonte anche dalla vita personale di Anderson ormai padre dal 2016, ma anche in quella di sua moglie Juman Malouf. Diversi tratti e scene sono presi direttamente dal padre di Malouf, una figura che Anderson descrive come meravigliosa e magnetica, che ha influenzato il personaggio interpretato da Del Toro.
Tutto il film presenta una nota più cupa rispetto alla filmografia precedente di Anderson, cupo è lo stesso Zsa-Zsa Korda (Del Toro): un uomo dinamico, che non si fermerà davanti a nulla pur di raggiungere lo scopo prefissato. Un uomo determinato e immutabile, il quale si ritrova in un susseguirsi di eventi che intersecano politica, religione, fede e morte. E con la politica entra in gioco anche personalità disturbante del personaggio interpretato da Richard Ayoade: irrompe nella scena con caos, eppure mantiene un atteggiamento estremamente ragionevole, tipico di un “intellettuale radicale, godardiano” (anche se Godard non era certo rinomato per il suo buon senso).
In sala era presente anche Bill Murray, che celebra ormai quasi un trentennio di collaborazione con Anderson (lavorano insieme da Rushmore, 1998). L’attore ha parlato dell’incontro con Wes, di come ha subito individuato in lui una purezza e un’ambizione tali che era solo questione di tempo prima che quel ragazzo che si approcciava alla regia diventasse l’uomo che vediamo e conosciamo oggi. Murray lo definisce un “regista senza paura”, perché “it takes real guts to direct a movie like this”.

E it takes guts anche per mettere in scena delle vere opere d’arte come avviene ne La Trama Fenicia: veri Renoir e Magritte irrompono sullo schermo, degli easter egg, presi in prestito da differenti collezioni. Zsa-Zsa, tra le tante cose, è anche un collezionista che vuole circondarsi dall’arte. Più facile a dirsi che a farsi sicuramente, dato che Anderson ha dovuto lavorare duramente non solo per ottenere i quadri originali ma pure per girarli: al di là delle questioni puramente logistiche di diritti e trasporto, i quadri viaggiavano con il loro corpo di sicurezza, nessuno poteva toccarli se non loro e anche le luci sul set non potevano essere utilizzate a lungo onde evitare di danneggiarli. Un’impresa, ma che è valsa la pena grazie all’aura (alla Water Benjamin) che questi oggetti portano con sé, alla loro elettricità che ha invaso tutto il set, quasi ci fosse una storia dentro la storia.
La Trama Fenicia è da oggi in tutti i cinema, non perdetevi il nuovo film di Wes Anderson!


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