milarepa, louis nero

MILAREPA: un viaggio esoterico

Articolo di Davide Rostellato

milarepa, louis nero

Milarepa, ultimo film del regista italiano Louis Nero, porta lo spettatore a seguire il viaggio di Mila, una ragazza che vive una vita tranquilla e agiata insieme alla propria famiglia, finché non viene sconvolta dall’improvvisa morte del padre. Trovandoci in una società fortemente patriarcale, nonostante il collocamento in un mondo post-apocalittico, Mila, la madre e la sorella sono spogliate di tutti i loro beni, affidati alla gestione dello zio finché Mila non si sposerà e potrà riprenderne la proprietà. Questo però non avverrà mai: raggiunta l’età per maritarsi, il crudele zio manterrà il controllo su tutto, gettando la madre di Mila in uno stato di disperazione e volontà di vendetta. La madre trasferirà questa lacerazione interiore sulla figlia, persuadendola a intraprendere un viaggio per apprendere le Arti Magiche, riservate esclusivamente agli uomini. Assumendo l’aspetto di un ragazzo, Mila inizia il suo addestramento portando a compimento il volere della madre: ma è anche il suo volere?

Da qui cresce in Mila una ricerca interiore volta a oltrepassare la meschinità della vendetta e a purificarsi l’anima. Questo è il motivo portante di Milarepa: mostrare che quella della vendetta non è la via da seguire, è solo una strada semplice per raggiungere uno scopo amorale volto a sporcare la propria interiorità, il proprio spirito e anima. “Il bene è più difficile del male” e la sceneggiatura lo rende esplicito oltre ogni dubbio, sia attraverso i dialoghi che i voiceover, ma non bisogna fermarsi a questa semplicità e apparente ingenuità: se il racconto è diretto e senza necessità di interpretazione è perché ci troviamo di fronte a una scelta deliberata.

Storie come quella di Milarepa, mistico tibetano, o come quella di Siddharta di Herman Hesse oggi non vengono più lette assiduamente, fanno parte di una cultura generale appartenente a un’altra generazione: i giovani oggi difficilmente si affacciano alla lettura in prima persona di questi racconti e spesso si ha solo un’idea generale e stereotipata di cosa narrino. Louis Nero riesce a portare sullo schermo queste vite e regalarle ai propri spettatori.

Si tratta di storie comunque riadattate al sentire odierno: Mila dall’uomo del racconto originale diventa una donna, comportando anche un adeguamento necessario. Forte è la misoginia all’interno del film, dalla famiglia ai guru, impregna ogni aspetto vitale: solo gli uomini possono possedere beni, possono imparare a leggere e a praticare le arti magiche. Eppure, Mila sbaraglia tutti: raggiunge l’obiettivo della vendetta e va oltre alla ricerca della verità e della libertà, diventando lei stessa, donna, guru.

Una storia di perdita totale, ma anche di vittoria interiore, Milarepa si presenta come una seduta meditativa: utilizza il mezzo del cinema per porre il suo pubblico nell’ottica stessa di Mila, entrare in contatto e simbiosi con lei per essere lo spettatore stesso a intraprendere questo viaggio, a mettere una pausa al rumore esterno della vita quotidiana per dare un’occhiata alla propria interiorità e rendersi conto che la fretta che viviamo tutti i giorni, la frenesia che ci avvolge, non è utile e necessaria. Sono il nostro essere interiore e i nostri sentimenti a dover essere collocati al primo posto nella gerarchia della vita.

Conferenza stampa

milarepa, louis nero
Da sinistra: F. Murray Abraham, Diana Dell’Erba e Louis Nero

La conferenza stampa si è tenuta al Cinema Palestrina e hanno partecipato il regista Louis Nero e gli attori F. Murray Abraham (Oyun) e Diana Dell’Erba (Damena). Hanno iniziato parlando dei luoghi dove è stato girato Milarepa. La Sardegna diventa lo sfondo di un crogiolo di persone, una nuova partenza, che si mostra anche nella scelta del cast composto da attori provenienti da diverse parti del mondo. Milarepa si presenta come un film di speranza per ripopolare un mondo con persone diverse tra loro e unire la cultura occidentale a quella orientale. Indicato come fantascientifico senza tecnologia, il film porta lo spettatore in un mondo futuro, ma che assomiglia al Medioevo europeo: un’epoca da non inquadrare come buia come è intesa nel pensiero comune, ma da osservare come momento di rinascita totale dell’Europa e di contatto tra le diverse culture.

L’intento del film non è tanto didascalico, quanto mitico-simbolico, difatti tra le influenze nel proprio cinema Louis Nero cita autori quali Lynch, Cronenberg e Nolan, in cui legge quell’arte che trova meditativa per l’artista a tutto tondo. Una meditazione che oltrepassa il confine filmico con Milarepa, mostrando l’amore da parte di Nero per l’approfondimento delle tematiche esoteriche, l’importanza di fare ricerca e studiare l’argomento che si ha a cuore più che fare il film in sé. Il film è stato un viaggio per fare ricerca.

Tema portante del film è la vendetta di Mila, mostrata per come è: un atto evanescente, che non affonda radici se non nell’intimo della persona divorandola da dentro, uccidendola. La vendetta è un atto semplice da commettere, la vera difficoltà sta nel trovare il perdono, nel continuare a vivere. Si pensa di aver in mano il potere, di avere la forza nel momento in cui si commette la vendetta, eppure è il contrario: la vendetta è la perdita che non permettere di giungere a quella verità che si otterrà solo rinunciando a ogni cosa.

Odio e vendetta sono temi importanti oggi non solo nel film, ma anche tra i giovani e Milarepa vuole anche essere un film per le nuove generazioni, che porti il racconto classico del perdono riadattato al pensiero odierno in modo da connettersi maggiormente con loro.

Milarepa è film difficile da inquadrare, elude ogni definizione di genere, in parte dovuto alla consapevole volontà di Nero nel realizzare un film di ricerca. Bisogna pensare anche al pubblico e se “i soldi danneggiano la creatività” non è possibile uscire totalmente dal mercato della distribuzione, ma si può giocare secondo le proprie regole: difatti, l’uscita del film il 19 giugno sarà accompagnata da un progetto realizzato in comunione con le comunità religiose, persone che si occupano di yoga e ricerca, affinché in tutte le 100 sale in cui verrà proiettato Milarepa sarà presente un Lama o un esperto di yoga che guiderà una meditazione collettiva del pubblico. Un invito a fermarsi, a smettere di guardare fuori e guardarsi dentro per una volta.

Intervista a Diana Dell’Erba

Ormai l’unione lavorativa con Louis Nero è longeva, come si è evoluto il vostro rapporto sul set negli anni?

Questa è una domanda abbastanza complessa, sicuramente quello che viene da dire è che ognuno di noi in qualche modo è collegato da questo amore per la ricerca, perciò andando avanti ci siamo accorti come studiare questi aspetti, il simbolismo, studiare è una parola molto vasta, che però ti aiuta proprio nella vita e ti aiuta a vedere tutto in una maniera relativa.

Io questo lo collego tanto anche proprio al mestiere dell’attore, l’attore è chiamato a vivere e far vivere, vivere qualcosa in prima persona ma contemporaneamente è chiamato a guardarsi da fuori e far vivere in una determinata maniera quelle cose, perciò deve essere dentro e fuori contemporaneamente e secondo me è un po’ il lavoro che si fa anche in questi percorsi spirituali, essere dentro e fuori. È questo che collega un po’ tutti noi dell’altro film e perciò rendendo il discorso un po’ più umano comprendere laddove uno inciampa, laddove uno cade, tentare di non mettere troppa attenzione su una cosa e fare andare il tutto così come deve andare, tutti consapevoli e d’accordo, che realizzare l’opera è la cosa più importante, è più importante delle nostre singoli schiribizzi.

Guardando il film ci si trova di fronte a un viaggio spirituale, davanti a una certa sacralità: è stato questo il sentimento che ti ha seguita sul set?

In generale, il set secondo me è molto sacro. Se lo immagini c’è tanto rumore, tanta frenesia, sono tutti molto agitati e poi al ciak arriva il silenzio assoluto, a me è sempre piaciuto tantissimo quel momento di silenzio. Ogni film ha in sé, ogni atto creativo ha in sé quella sacralità, è solo che noi oggi copiamo talmente tanto e abbiamo talmente tanto che non ci facciamo attenzione.

Intervista a Louis Nero

Durante la conferenza stampa ha parlato molto dell’importanza della ricerca: come si è svolta per questo film nello specifico? 

Sono partito dal racconto originale della vita di Milarepa, però poi ho cercato di arricchirlo prendendo anche racconti ai quali lui si ispirava, perché alla fine la storia è in parte reale, ma in gran parte mitologica, quindi c’era anche il fatto di vedere le culture limitrofe, soprattutto in quella indiana, in quella dell’induismo che ha questa idea dei poteri, del superamento dei poteri, e ho cercato di allargarmi il più possibile per capire meglio il contesto.

Quindi è stata sicuramente una ricerca prima sul mondo del testo, poi siccome quando studi tu inizi a leggere e vedi che la traduzione è sbagliata, ho iniziato a studiare sanscrito e ho cercato di rileggere il più possibile testi che mi potevano aiutare con la lingua originale, cercando di capire i significati e ancora adesso continuo anche se il film è fatto.

Come è stato indirizzare un’attrice come Isabelle Allen che interpreta Mila verso questa spiritualità portata sullo schermo?

Abbiamo fatto tante prove, io cercato più che dirle come recitare, perché lei è una bravissima attrice, ho cercato di spiegarle i significati che c’erano nella scrittura, quali dovevano essere i suoi rapporti con gli altri personaggi, quali dovevano essere i suoi sentimenti, perché lei ovviamente viene da una cultura che è inglese e molto distante da questa idea.

Però,  siamo riusciti pian pianino a capire cos’era il suo personaggio, perché alla fine con un attore la cosa importante non è tanto dirgli come deve recitare, ma fargli capire chi è in quel momento e nel momento in cui capisce lo reciterà con una sua caratteristica, però ha capito, quello è l’importante, cercare di trasmettergli il significato di quello che tu vuoi fare. Io ho cercato di spiegarle il significato delle parole, non di come le doveva dire, poi lei ha costruito con le sue capacità tutto il resto.

Milarepa è al cinema da 19 giugno.

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