Articolo di Rebecca Misisca

Quanto ancora c’è di vero? Tutto. Questa notizia non appare nuova, ma il problema si pone quando la si accetta passivamente e interpreta come un’abitudine a cui non c’è rimedio, invece di un problema che è necessario risolvere. In una parola: inevitabile. Le disparità tra uomo e donna oggi sono più che mai evidenti e più che mai rinsaldate e pare che al posto di fare un passo in avanti ne facciano due indietro.
Parliamo ora di cinema: quest’anno si è confermata come attrice più pagata al mondo niente meno che Scarlett Johansson, nelle sale in questi giorni con Jurassic World – La Rinascita, scavalcando Samuel L. Jackson e Robert Downey Jr. Tuttavia, è bene fare il punto della situazione per capire davvero come sono le gerarchie all’interno di quest’industria.
Gender gap nel cinema
Una prima definizione di gender gap fornita dalla Treccani è:
Divario tra generi; con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione sociale e professionale esistente tra uomini e donne.
Questa divisione diseguale è una questione che ritroviamo, avvicinandoci al contemporaneo, fin dal 1980, una differenza sicuramente rafforzata da una serie di preconcetti. Primo fra tutti, si guardi il ruolo della donna oggetto del male gaze, a cui l’attrice si plasma a immagine e somiglianza del desiderio dell’uomo. La donna è oggetto di uno sguardo morboso e compiaciuto del regista, inserita in una logica fortemente maschilista, a fronte della quale per troppo tempo si è dovuta adeguare.
Collegandoci all’attualità, al fine di rendere al meglio questa disuguaglianza servono più che mai le statistiche, i numeri, perché certamente le parole sono cruciali, ma in certi casi è la matematica che ci può mostrare senza alcuna ombra di dubbio quanto devastante sia la situazione odierna. Iniziamo con un rapporto che risale al 2022, fornito dall’Osservatorio per la parità di genere costituito internamente dal Ministero e insediatosi il 24 novembre 2021. Tra i vari membri ricordiamo la regista Cristiana Comencini, l’attrice Cristiana Capotondi e l’attore Stefano Accorsi. Riportato dalla testata Finestra sull’Arte, il rapporto dimostra come, a livello mondiale, le donne che operano all’interno dell’industria cinematografia e dell’audiovisivo siano davvero poche: il rapporto è di 1 a 10. Per mostrare quanto esista ancora la logica dei “lavori per donne” e “lavori per uomini” ecco qui delle percentuali: le donne sono impiegate principalmente nel trucco (73%), nei costumi (82%) e nella scenografia (58%), mentre per quanto concerne gli effetti speciali, musica e fotografia, la percentuale scende drasticamente tra il 10 e il 16%.
Prendiamo ora atto del salario: i dati analizzati dalla New York Film Academy dimostrano che gli uomini hanno una scelta di personaggi superiore a quella di un’attrice, 4900 vs 2000 e, se ci riferiamo al 2018-2019, in merito ai 10 attori più pagati e le 10 attrici più pagate, c’è una differenza davvero considerevole: 588 milioni di dollari per gli uomini, 315 milioni per le donne. In generale, le attrici guadagnano il 54% in meno rispetto ai propri colleghi maschi. E, in aggiunta, se ci focalizziamo solo a qualche anno prima, secondo il seminario Gender Equality and Inclusivity and Film Industry svoltosi alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2019, un’attrice guadagnava il 40% in meno. Un peggioramento? I dati parlano da sé.
Per coronare, in peggio, questo panorama, una volta spente le candeline dei 50 anni le attrici sono pagate circa 4 milioni di dollari in meno rispetto alla controparte maschile. Niente meno che di discriminazione sessista si tratta, sostiene infatti l’economista Sofía Izquierdo Sánchez, in un mondo dove le donne sono relegate al ruolo di casalinghe e madri, devono lavorare il doppio rispetto agli uomini per dimostrare il proprio valore, il cambiamento avverrà solo a seguito di una serie di lotte senza tregua in grado di fare tanto, ma tanto rumore, in una realtà che è tutto fuorché democratica e meritocratica.


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