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L’Irlanda e il cinema

Articolo di Rebecca Misisca

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La storia irlandese è incredibilmente interessante sotto ogni punto di vista. A partire dal dominio inglese, non dimenticando poi i conflitti religiosi, l’Irlanda ha attraversato diversi eventi storici che l’hanno profondamente plasmata, ma da cui ha ricavato la sua più grande forza. Protagonista di illustri pellicole, il cinema ha, infatti, delineato più volte la turbolenta e drammatica storia che il popolo irlandese fu chiamato ad affrontare, restituendoci in tal modo un ritratto vivido dell’identità di questo popolo. Ce ne sarebbero moltissimi da approfondire, ma oggi vi proponiamo quattro film, ognuno dei quali ritrae un episodio cruciale della realtà irlandese.

MICHAEL COLLINS (1996)

Diretto da Neil Jordan, potremmo dire essere un po’ il film emblema della vicenda irlandese. Questo perché Michael Collins (Liam Neeson) rappresenta di fatto l’emblema e il punto di riferimento per l’Irlanda, vista la sua ferma lotta votata a reprimere il dominio inglese sull’Irlanda, decretandone l’Indipendenza. Seppur romanzata, la pellicola ci delinea i soprusi degli inglesi che gli irlandesi, per troppo tempo, hanno dovuto subire nonché i loro vani tentativi che non sfociarono subito in un conflitto sanguinoso. Nota importante è l’interpretazione di Neeson, attore irlandese, che si aggiudicò la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile alla Biennale del Cinema di Venezia, premio accompagnato anche dal Leone D’Oro per il Miglior Film.

BELFAST (2021)

Semi-autobiografia del regista, produttore e sceneggiatore del film stesso, Kenneth Branagh, che nasce proprio a Belfast da una famiglia protestante. Nella pellicola, si raffigura l’infanzia del piccolo Buddy, di anni nove, turbata dal conflitto nordirlandese che vede scontrarsi due fazioni opposte: cattolici e protestanti dell’Ulster tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’90. I primi, legati a idee nazionaliste e repubblicane, i secondi, invece, legati al lealismo. Nota importante è la scelta del bianco e nero, che ci fa immergere ancora più intensamente in questa pagina cruenta della storia irlandese. Il film vince l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale e il David di Donatello per il Miglior Film Straniero, quest’ultimo ritirato proprio dal giovane attore protagonista, Jude Hill.

ANGELI RIBELLI (2003)

Passato un po’ in sordina, Angeli Ribelli è un film dal forte impatto emotivo che, infatti, vi lascerà in sospeso per alcuni giorni a fronte della durezza della storia e da come questa viene trasportata sullo schermo. Tratto dal romanzo parzialmente autobiografico Ballata per un giovane straccione di Patrick Galvin, è basato su fatti realmente accaduti. Primavera 1939: sotto la rigida e opprimente educazione di preti cattolici, all’interno di una scuola-riformatorio irlandese arriva il nuovo insegnante di letteratura inglese (Aidan Quinn, irlandese). Ben presto si opporrà ai metodi di Fratello John (Ian Glen), a cui fa capo la struttura. Nota importante, nonché fulcro della pellicola, si identifica in un insegnamento interconnesso non solo alla violenza corporale: la molestia è sia a livello fisico (in tutti i sensi) che a livello mentale, dove, ancora una volta nella storia irlandese, ad avere il coltello dalla parte del manico è chi dovrebbe professare (e rappresentare) la misericordia di Dio.

HUNGER (2008)

Abbiamo iniziato parlando di Michael Collins, figura emblema della resistenza irlandese; a questo, affianchiamo un’altra figura cruciale, emblema della resistenza carceraria contro il potere inglese, quella ovvero di Bobby Sands. Diretto da Steve McQueen, la pellicola è ambientata nel carcere di Long Kesh, Irlanda del Nord, dove Bobby Sands (Michael Fassbender), esponente della Provisional Irish Republican Army, insieme ad altri prigionieri politici si ribella contro le angherie e le violenze subite dalle guardie, invocando, per tutti, lo status di prigioniere politico. Optando al principio per la blanket protest (i detenuti non si coprirono con l’uniforme carceraria ma con le coperte) e la dirty protest (i detenuti non si rasero, fecero la barba e usarono i bagni, spargendo, tra le varie, gli escrementi sul muro) alla fine, i prigionieri ricorsero allo sciopero della fame, decisione estrema che portò lo stesso Sands alla morte, il 5 maggio 1981. Il film si aggiudica il premio Caméra d’or per la migliore opera prima al Festival di Cannes e l’European Film Awards per la miglior rivelazione – Prix Fassbinder.

Bobby Sands scrive un libro dove parla dell’esperienza carceraria, Un giorno della mia vita, ed è significativo riportare una frase che rappresenta, a mio parere, ciò per cui gli irlandesi hanno combattuto, sono morti e hanno creduto fino alla fine, che risuona forte ancora oggi nel loro sangue: Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio Paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.

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