irlanda

Una realtà sepolta – Tuam e il cinema

Articolo di Rebecca Misisca

irlanda

Tuam, cittadina situata nell’Irlanda nordoccidentale, è stata recentemente protagonista di una notizia agghiacciante e a dir poco macabra. Non solo, prima di darvi ulteriori informazioni a riguardo, vi diremo di più: non è una storia che ha visto la luce adesso, è stata infatti scoperta circa 10 anni fa e il cinema, ancora una volta, ci è di grande aiuto nel ritrarre una realtà che è stata sepolta per fin troppo tempo.

La riesumazione dei corpi: cosa è successo a Tuam

796: questo è il numero di quei neonati che, in molti casi, non ha potuto emettere nemmeno il lamento che preannunciava al pianto. In altri casi, il 15% dei bambini non superava addirittura l’infanzia a causa di scarse condizioni igieniche, malnutrizione e cure mediche inadeguate. Questo è ciò che accadeva nella casa religiosa di Santa Maria delle Suore di Bon Secours, nell’ovest del Paese, che per anni ha accolto donne incinte non sposate, in attesa di partorire e successivamente separate dal figlio. Queste giovani madri erano spesso costrette a rimanere nella struttura sotto pressione della stessa famiglia; quindi, non avevano alcuna voce in capitolo e questo avveniva perché, all’epoca, si riteneva scandaloso procreare al di fuori del matrimonio. Perciò, come riporta Il Difforme, questa permanenza era un passaggio di cruciale importanza per le donne, al fine di “proteggerle dai giudizi e dalla violenza della popolazione”, ma che tuttavia ricevevano dalle suore un trattamento poco caritevole, a causa del sovraffollamento, delle scarse condizioni igieniche e degli abusi psicologici a cui erano costrette.

I bambini sono scomparsi dal 1925 al 1961, anno quest’ultimo in cui la casa di accoglienza ha cessato l’attività. La ricerca è stata avviata nel 2014, periodo nel quale Catherine Corless, storica locale, ha trovato delle prove concrete a riguardo. Ufficialmente, oggi sono state avviate le pratiche per riesumare i cadaveri, cosicché si possa quantomeno dare a queste povere creature una sepoltura dignitosa. Tale riesumazione durerà 2 anni.

Tuam e il cinema: PHILOMENA

Sono stati diversi i film che hanno rappresentato ciò che avveniva all’interno delle Case Magdalene. Istituite nel 1765 e attive sia in Inghilterra che in Irlanda, all’inizio la loro funzione era diversa rispetto a quella a cui poi sono state adibite: concepite come ricoveri di breve durata che favorissero la riabilitazione di prostitute all’interno della società, aiutandole a trovare un impiego fisso, passarono poi sotto il controllo della Chiesa Cattolica trasferendo il loro intento iniziale a quello di un ricovero di lunga durata per ragazze madri a cui poi veniva tolto il figlio, donne troppo brutte, vittime di stupro… il tutto aggravato da un lavoro non retribuito, come quello della lavandaia anche contro la loro stessa volontà. In Irlanda, queste Case presero il nome proprio da Santa Maria Maddalena.

Nel cinema queste vicende sono state ben rappresentate: dal più recente film presentato in anteprima alla Berlinale 2024, Small Things Like These, al vincitore del Leone D’Oro a Venezia, Magdalene (2002), terminando infine con Philomena (2013), su cui invece ci soffermeremo.

Diretto da Stephen Frears, il lungometraggio ha vinto come miglior sceneggiatura a Venezia ed è stato candidato a quattro premi Oscar. Basato sulla vera storia di Philomena Lee, interpretata dalla otto volte candidata all’Oscar e vincitrice per Shakespeare in Love (1998), Judi Dench, il film è tratto dall’omonimo romanzo The Lost Child of Philomena Lee di Martin Sixsmith. La pellicola segue la storia di questa donna che, dopo 50 anni, decide di mettersi sulle tracce del figlio sottrattole al termine del parto dalle suore del convento di Roscrea, nel quale è stata segregata. Aiutata nella ricerca dal giornalista Martin Sixsmith e grazie al supporto della figlia, Philomena scoprirà una dolorosa verità.

Il punto forte del film è sicuramente l’interpretazione di Judi Dench, attrice che è stata in grado di far trasparire tutta la dolcezza e al contempo la sofferenza della vera Philomena Lee. Inoltre, a supporto di quanto le suore potessero plasmare la psicologia delle loro “detenute” in un vero e proprio carcere con rigide regole pena la punizione, Philomena si è sempre dimostrata benevola con chi le ha fatto del male, sia prima che sapesse la verità che dopo, perdonandole e non inveendo mai contro. Per tutta la narrazione ha avuto per le suore una parola gentile, affidandosi sempre al rispetto, alla fede e alla benevolenza all’insegna della quale l’avevano educata, in opposizione alla reazione e al temperamento di Martin, preda dell’istinto e della rabbia di fronte a quanto le avevano inflitto. Questo comportamento lineare, però, sembra a un certo punto spezzarsi, momento in cui anche la fede più ferrea in relazione a certi fatti può vacillare e metterci in crisi.

Verso la fine, Philomena non vuole che la sua storia sia pubblicata per una serie di ragioni che non vi riveleremo se vorrete vedere il film, ma vi possiamo dire che, a dimostrazione del libro che oggi esiste, alla fine ha deciso di cambiare idea. “La gente deve sapere cosa è successo qui” dice a Martin, che non aveva mai capito cosa spingesse la donna a una simile remissione verso quelle persone che avevano solo agito per ferire gli altri e a cui a sua volta, Philomena, non aveva compreso la rabbia e la maleducazione di Martin. Apparentemente opposte, queste due personalità si completarono l’uno della compagnia dell’altro e Philomena riuscì finalmente a mettersi il cuore in pace per quella vita che le fu tolta prima ancora di aver compreso la realtà circostante, a lei come ad altre madri in un’Irlanda a cui ancora oggi si cerca di far luce.

Lascia un commento