enzo, robin campillo

ENZO (2025): recensione

Articolo di Lorenzo Sanarico

enzo, robin campillo

Jacques Audiard, i fratelli Dardenne e il “nostro” Andrea Occhipinti co-producono insieme a Marie-Ange Luciani (Anatomia di una caduta) un dramma giovanile sull’incomunicabilità e sull’instabilità dei rapporti familiari.

Diretto da Robin Campillo, il film è un viaggio nella vita di Enzo, un ragazzo di sedici anni che vive in una grande villa sul mare a La Ciotat e decide di lasciare la scuola per fare l’operaio edile, scelta che viene fortemente contestata dal padre, un professore universitario interpretato da un buon Pierfrancesco Favino, con cui il protagonista si troverà a discutere spesso nel corso della pellicola. La vita di Enzo cambia quando in cantiere conosce Vlad, un ragazzo ucraino che si dimostra molto accogliente nei suoi confronti, cercando di includerlo in tante attività extralavorative.

L’incontro con Vlad causerà però a Enzo un vero e proprio terremoto nella sua vita, portandolo a mettere in discussione tanti aspetti della sua persona, alcuni dei quali stavano vacillando probabilmente già da prima che l’elemento filmico intervenisse nella vicenda. L’incontro con Vlad sconvolge l’esistenza di Enzo, il cui futuro diventa sempre più incerto e nebuloso, fino ad arrivare punto di massima tensione sul finale del film.

Enzo è sicuramente un film con grandi ambizioni sia dal punto di vista produttivo che delle tematiche messe in gioco; tuttavia, quando si tratta di andare nel profondo dei rapporti interpersonali intrattenuti dal protagonista, la pellicola manca di sostanza e non riesce a costruire una vera e propria caratterizzazione dei personaggi. Per questo motivo il film è da considerare “Enzocentrico”, sembra che Robin Campillo si sia dimenticato di dare una vera forma al resto dei personaggi, una lacuna che porta a non arrivare a conferire il peso necessario a temi molto delicati come la sessualità e la mancanza dell’”educazione ai sentimenti”: ciò porta ad avere un’opera nel quale i temi centrali rimangono sulla superficie.

Una dimostrazione di ciò è la figura di Paolo, il padre di Enzo, spesso ripetitivo e ridondante o la figura di Marion, la madre, che sembra pressocché impassibile ai problemi del figlio, intervenendo sostanzialmente solo verso la fine del film senza avere un vero e proprio arco di sviluppo della storia. Per non parlare di come il film risolva in maniera sbrigativa e grossolana il tema legato al rapporto di Enzo con il genere femminile, attraverso il tentativo di inserire una figura come Amina, la quale viene limitata all’apparizione in un paio di sequenze e liquidata con un escamotage di scrittura frettoloso e discutibile.

Infine c’è la figura di Vlad, forse quella scritta e sviluppata meglio tra tutti, grazie alla quale il racconto riesce a trovare il vero e proprio filo conduttore, energico e ruvido. L’operaio ucraino riesce a catturare l’attenzione di Enzo fino a condurlo nello tsunami di dubbi in cui si troverà lungo la durata della pellicola, il loro rapporto è quello gestito meglio tra tutti quelli che vengono a galla nella vita di Enzo, lo spettatore arriva a percepire bene l’incomunicabilità e la mancanza di capacità nel gestire i sentimenti dei due.

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Dal punto di vista tecnico è sicuramente da evidenziare la fotografia, che accompagna il racconto attraverso una dominante di colori caldi quali il giallo, l’ocra e l’arancione, riuscendo a cogliere in maniera curata ed estremamente artistica l’essenza della Costa Azzurra, grande protagonista della storia. Enzo cerca spesso conforto nell’ambiente e negli spazi che lo circondano, trovando un contatto speciale con la natura della Francia meridionale.

Per concludere, Enzo è una pellicola dalle grandi prospettive sia artistiche che di mercato ma che al tempo stesso non riesce ad esprimere a pieno ciò che intende dire e a volte cerca di spingere appositamente lo spettatore verso una direzione precisa, risultando in questo modo poco efficace nel trasmettere l’essenza dei sentimenti del protagonista, rivelandosi poco sincero nella messa in scena delle tematiche molto delicate che vengono affrontate.

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