agon, giulio bertelli, sic, settimana della critica

AGON: motion capture di Ludoj ’24

Articolo di Davide Rostellato

agon, giulio bertelli, sic, settimana della critica

Ludoj 2024: è tempo di Giochi olimpici in un film che lavora sulla, oggi sempre più, sottile divisione tra reale e immaginario. Tre sono le discipline che seguiamo – scherma, tiro a segno e judo – come tre sono le atlete a noi presentate – interpretate da Yile Vianello, Sofija Zobina e Alice Bellandi. Già da questa piccola premessa ecco costruirsi la narrazione su quella sottile divisione di cui si parlava pocanzi, attrici e atlete reali sul medesimo schermo, a cui si aggiunge un altro livello di gioco narrativo, storico: le atlete sono ispirate alle figure di Giovanna d’Arco, Cleopatra e dell’ufficiale di cavalleria russa Nadezha Durova. Una realtà che si alterna con la finzione e un passato che si alterna con un presente, queste sono le premesse per parlare dell’evoluzione delle tre discipline olimpiche: prima esercitazioni belliche in tempo di pace, poi sport professionistici e oggi interconnessione con il mondo del gaming.

Proprio su questo ultimo aspetto le immagini di Giulio Bertelli vogliono giocare: realizzando una mise en scène al pari della pratica del motion capture dei videogiochi, sono le atlete stesse a indossare le tute di cattura del movimento. L’aspetto dedicato alla videoludica è sicuramente uno dei più interessanti dell’intero film, soprattutto per come si intreccia nella vita “reale” delle atlete, con risvolti unici per ciascuna di loro. Queste tre donne si trovano circondate da macchine da presa che seguono maniacalmente ogni singolo loro movimento, in un ambiente scrutativo delle movenze dell’atleta ma che al tempo stesso non le permette di evadere dal minuzioso esame da parte del pubblico. Ogni mossa è intrattenimento. Ogni mossa è mettere a nudo la propria fatica, il proprio dolore.

Agon – nome che deriva dalla personificazione greca della gara – è qui l’incarnazione di una storia di distruzione: la distruzione di un’atleta per via di un infortunio al ginocchio, la “cancellazione” di un’altra a causa di un video che la mostra durante il bracconaggio, la perdita dell’empatia di una che ha appena – involontariamente – ucciso qualcun’altra. Tre donne portate al limite, obbligate a vivere la distruzione interiore, la flagellazione e il linciaggio mediatico sotto i social e le telecamere globali.

Bertelli gioca e sperimenta con il mezzo cinematografico mettendo a nudo la realtà postmoderna, composta da una tecnologia sempre di corsa e onnipresente nella vita di ognuno di noi, e da quei discorsi super partes all’insegna di una verità universale (inesistente) utile solo a sentirsi gli uni superiori agli altri. Nonostante ciò, Agon finisce col presentarsi come un film saturo, nel quale l’aspetto sperimentale e curioso di Giulio Bertelli rischia di perdere la sua potenza volendo parlare di tutto e troppo. In un film davvero virtuoso, la densità narrativa crea allo stesso tempo marginalità e affollamento, i livelli del racconto sembrano quasi asfissiare lo spettatore.

Agon è in concorso alla 40esima edizione della Settimana internazionale della critica e arriva dal cinema dal 29 agosto.

Lascia un commento