bugonia, yorgos lanthimos, emma stone, jesse plemons

BUGONIA (2025): recensione

Articolo di Davide Rostellato

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Yorgos Lanthimos torna anche quest’anno sul grande schermo, portando avanti la prolifica collaborazione con Emma Stone: ormai quattro sono i film realizzati insieme, da La Favorita del 2018 a Bugonia, in concorso all’ultima edizione del Festival di Venezia. La storia si concentra su due figure principali e contrastanti: da una parte Michelle (Emma Stone), CEO di una grande azienda, e dall’altra Teddy (Jesse Plemons), lavoratore qualunque, che nel tempo libero si diletta come apicoltore e complottista. L’assurda visione del mondo di Teddy lo porta a credere che Michelle sia un’aliena, pronta a sterminare la razza umana, così come le multinazionali stanno facendo con le api, avendo come risultato la fine della vita del pianeta Terra. E, quindi, che cosa fare se non rapirla e cercare di farsi portare sulla navicella madre per salvare se stesso e il suo compare Don (Aidan Delbis), personaggio che conclude il trittico ristretto degli interpreti?

Bugonia affonda le sue radici nell’antica letteratura romana, riprendendo l’episodio del quarto libro delle Georgiche di Virgilio con protagonista Aristeo, un apicoltore cui morivano le api, e lo collega alla Sindrome dello spopolamento degli alveari, riscontrata nei primi anni 2000 nel Nord America e che comporta la brusca morte delle api. Questi piccoli insetti rimasti senza una regina che li guidi si fanno metafora di una popolazione umana abbandonata a se stessa, circondata solo da ciò che la distrugge: in primis le multinazionali e le case farmaceutiche. Attraverso le idee complottiste di Teddy, Lanthimos affronta una critica tutt’altro che velata a un’umanità che si sta uccidendo da sola in nome del dio denaro, quando i veri déi che potrebbero salvarla vengono letteralmente cacciati dal pianeta.

Mostrando Michelle e Teddy agli antipodi della società americana, Lanthimos rende visivamente la divisione capitalista tra ricchi e poveri, tra chi può permettersi le cure nel momento della malattia e chi è costretto a perire; tra chi può decidere se recarsi al posto di lavoro e non subire alcuna conseguenza se non vi si presenta e chi deve esserci nonostante il dolore e le ferite recate dagli stessi macchinari che deve usare per far guadagnare l’azienda.

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Con questa commedia cupa Lanthimos sembra abbandonare sempre di più le sue origini vicine al grottesco, se non certe volte al puro splatter, rendendo visivamente meno impattante quella grammatica cinematografica che caratterizzava il suo cinema greco e primo-hollywoodiano: il passo che troviamo tra Dogtooth (2009) e Bugonia è infinito. Certamente ha seguito una linea evolutiva necessaria, che altrimenti lo equivarrebbe a crearsi una macchietta di se stesso come purtroppo è arrivato a fare Wes Anderson, eppure al contrario di quest’ultimo è riuscito a compiere il passo successivo coerentemente secondo una linea e un progetto per cui aveva già messo le basi nei film precedenti, soprattutto con Kind of Kindness.

Una serie di progetti che senza la magistrale interpretazione di Emma Stone probabilmente non avrebbero lo stesso impatto: la fisicità corporea dell’attrice americana, il modo in cui modula la voce per rendere tutte le sfumature del suo personaggio – dal nascondersi al rivelarsi, tutto concorre a mostrare come Stone sia davvero una delle migliori attrici che troviamo nel panorama cinematografico. Difficile però dire se questa interpretazione le farà guadagnare l’ennesima nomination ai premi Oscar.

Bugonia di Yorgos Lanthimos è da oggi 23 ottobre al cinema!

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