lo schiaffo

LO SCHIAFFO: recensione

Articolo di Davide Rostellato

lo schiaffo

La famiglia di Marielle è una tra le tante, niente di spicco: una normale ragazzina pre-adolescente che frequenta la scuola e due genitori insoddisfatti – da una parte la madre Julia è pronta a tradire il marito e dall’altra il padre Tobias ha difficoltà nel lavoro. Tutto però cambia nel momento in cui arriva quel fatidico schiaffo che dà anche il nome al film. In seguito, Marielle scopre di essere in grado di “vivere” la vita dei genitori, conosce le loro azioni, le loro conversazioni senza che lei sia presente, come un’esperienza extracorporea. Quando ne parlerà con la madre e il padre si innescherà una serie di comportamenti risultati in un crescendo di tensioni, mettendo a nudo le vere dinamiche della famiglia.

Il padre, realizzatore di copertine di libri, si sente castrato da un collega che costantemente lo ostacola imponendo le sue idee, ma certamente non vuole che la figlia sia a conoscenza di ciò e lo veda come un inetto, perciò mente: ma Marielle ormai sa tutta la verità, è impossibile ingannarla. Questo lo costringe a diventare la persona che dice di essere: si impone, è più sicuro di sé e ciò migliora anche il rapporto con la figlia ritagliandosi momenti di tranquillità e tea time per sapere ogni pettegolezzo sulla madre. Tutto sommato sembra essere il genitore che accetta più facilmente la situazione di Marielle, ma lo stesso non si può dire per Julia.

Il rapporto conflittuale tra madre e figlia, già posto in essere nelle primissime inquadrature del film, accresce ulteriormente fino a giungere a un punto di rottura: il tradimento non è più solo un flirt, ma viene consumato in una scena che mostra il disagio del sentirsi guardati e ascoltati, cercando di realizzarla in una chiave comica. Il comico deriva dall’assurdo e dall’incredulità della situazione in cui si trova la famiglia, in cui i genitori parlano in francese per nascondersi alle orecchie e agli occhi di una figlia che lo impedisce e forse è solo in questo momento che la coppia inizia davvero a mostrarsi l’uno all’altra.

lo schiaffo

Lo schiaffo è un’analisi delle dinamiche matrimoniali, di che cosa vuol dire essere sposati per così tanti anni – il sentimento, l’attrazione reciproca rimane? La coppia è solo routine e normalizzazione della monogonia, o diventa necessario un cambiamento, anche se esso si traduce in tradimento? Ma il film è una riflessione anche sul rapporto madre-figlia, che in questa ora e mezza raggiunge il picco più basso, arrivando a una divisione, a una incomunicabilità tra le due parti che appare irrecuperabile e soggetta a diventare sempre più sottile per poi scomparire. Un rapporto che ciclicamente apre e chiude il film e puntellato da continue battaglie piene di disprezzo e odio, ma è davvero tutto qui? È davvero questa la fine, la chiusura di uno dei legami più importanti della vita? Non può esserlo, ma può diventare un punto di partenza. “Marielle, ti voglio bene”.

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