la ragazza delle gardenie

LA RAGAZZA DELLE GARDENIE: recensione

Articolo di Davide Rostellato

la ragazza delle gardenie

La ragazza delle gardenie, cortometraggio diretto da Christian Olcese, ci racconta la storia dell’onorevole Alessandra, una donna impegnata e frettolosa, decisa a vendere la vecchia casa di famiglia in Piemonte. Questo è un luogo che richiama una storia, che è passato di generazione in generazione, creando in sé un ponte che unisce ieri e oggi, il vecchio e il nuovo. Un fil rouge che collega Alessandra alla prozia.

La prozia è una donna evanescente, che poco si presta alla nostra vista, circondata dal buio e da flebili bagliori di luce, a raffigurare la sua aura cagionevole, che presto la porterà via dal mondo mortale. Si fa fantasma, infesta la narrazione e i ricordi di Alessandra, travolgendola nel momento in cui mette nuovamente piede nella casa.

Poetessa, amante della scrittura, attraverso il suo diario la prozia racconta di un’innocente infatuazione per un contadino al suo servizio.  Un flashback che ci riporta al 1901, nel quale la poesia è narratrice ed evocatrice delle azioni dei due amanti, che in realtà mai vedranno luce, sepolti nella malinconia delle parole e dei petali di gardenia.

Un fiore che simboleggia sincerità, ammirazione, purezza d’animo e che si insinua nell’animo di Alessandra, vestita di bianco come il petalo che tiene tra le mani, personificazione di quella gardenia che è ponte d’unione con la prozia. Ponte d’unione di sentimenti che porteranno Alessandra a non voler più lasciare andare la casa.

Lascia un commento